PASSEROTTI ovvero NON CE N’E’ PER TUTTI

immagine presa da internet

In questo deserto di polvere l’aria è fredda e densa, mi stringo ai miei vestiti diventati grigi per intonarsi all’ambiente circostante. Arrivo sotto un alto muro in cemento armato, l’intonaco è scrostato, una finestra rotonda dalle persiane serrate mostra un infisso rotto e gonfiato da una vecchia pioggia. Schiaccio qualcosa coi piedi che rischia di farmi cadere, è qualcosa di morbido. Mi avvicino e vedo che il qualcosa respira, è un passerotto che rantola al suolo. Mi chino e lo raccolgo, cerco dell’acqua ma non ne vedo. Trovo altri passerotti esamini o mezzi morenti nascosti dalla polvere. Sempre tenendo il passerotto in mano percorro il perimetro del muro alla ricerca di un po’ d’acqua. Il muro è una parete di una casa che ha perso le altre pareti nel deserto di polvere. Il retro del muro sono tre piani rivestiti da diverse carte da parati a motivi floreali che variano dal grigio e beige. Non c’è segno di vita se non questa carta da parati logorata dal vento. Trovo l’acqua in un piccolo ruscello che sgorga da una roccia, spruzzo un po’ d’acqua sul becco dell’uccello che apre ghi occhi.

-La colpa è della crisi.

Mi sussurra con gli occhi a mezz’asta.

– Prima si che si stava bene, avevamo tanto cibo da lasciarlo marcire a terra, non ci interessava da dove veniva né chi ce lo dava, noi ne avevamo in quantità e solo questo ci interessava. Non dovevamo neanche cercalo perché cadeva dall’alto, potevamo usare quel cibo per imparare a volare più in alto o formare nuove colonie ma non ci interessava essere dei cercatori o dei colonizzatori. Il cibo non serviva a quello, serviva solo a renderci felici ma noi non godevamo di questa felicità perché pensavamo che ci fosse dovuta: noi eravamo i passeri che vivevano sotto la finestra, quel cibo era nostro di diritto. Se qualche piccione passava vicino al nostro pascolo, allora si che ci riunivamo per cacciarlo.

– Le briciole sono le nostre, che si cerchi le briciole al paese suo, dicevamo. Poi un giorno il cibo ha smesso di cadere dalla tovaglia che mani a noi invisibili rovesciavano. I piccioni sono migrati e noi passerotti avevamo troppa paura di volare. Abbiamo saltellato per giorni aspettando che le nostre briciole scendessero dalla tovaglia ma la tovaglia giaceva immobile sul filo da stendere. Un giorno il vento se la portò via e noi constatammo con orrore che la  finestra era chiusa. Allora capimmo che non tutti possono vivere e qualcuno deve morire e chiudemmo gli occhi.

-Ma perché non cercaste di sopravvivere con i semi, oppure cercando altri pascoli? Chiedo ma il passerotto è già morto. Un corvo mi guarda e mi chiede:

– Ti spiace se lo mangio? A te non serve e io ho fame.

Depongo il passerotto su una roccia piatta vicino al ruscello. Il corvo gli vola accanto ed inizia a banchettare staccandogli per prima la testa, scopro così che il passerotto non era ancora morto.

– No, era troppo grasso per morire di inedia, sono dei terribili egoisti questi passerotti, per fortuna che la bontà della carne non è commisurata alla bontà d’animo altrimenti sai che cattivi pasti.

E così dicendo srotola l’intestino con il becco appuntito.

-Raccoglievano briciole e si sentivano dei padroni, quando le briciole hanno smesso di piovere hanno deciso che era inutile lottare. E se le briciole ricominciassero a cadere pensi che si comporterebbero diversamente? Pensi che le dividerebbero con i piccioni o troverebbero un modo diverso per costruire un futuro o un mondo migliore? No, si abbufferebbero disprezzando i piccioni e credendo che il cibo sia loro dovuto. Non sanno che la loro carestia è la nostra manna e la loro accidia la nostra fortuna.

E così dicendo il corvo vola via portandosi con sé la carcassa del passerotto accidioso. Chissà, se nessuno avesse sbattuto la tovaglia fuori da quella finestra magari i passerotti sarebbero ancora in vita? O forse sarebbero morti prima? Mi siedo sulla roccia, non riesco a non sentirmi vicino a questo passerotto, io che incolpo il cielo di avermi trasportato in questa terra vuota di cui non ricordo né come ci sono entrata né come posso uscirne. Sono consapevole che è un viaggio interiore ma non riesco a vederne la fine né il senso. La mia inattività è reale e tutto ciò che è concreto mi sembra inutile e privo di significato. Come un passerotto vivo delle briciole e come loro morirò quando smetteranno di cadere dall’alto? O forse è questa la realtà di tutti gli esseri viventi? Invidio il corvo e la sua fame.  Bevo un po’ dell’acqua per scuotermi, mi lavo la faccia e le braccia con l’acqua fredda, lavo anche la roccia dal sangue del passerotto e me ne vado.

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2 thoughts on “PASSEROTTI ovvero NON CE N’E’ PER TUTTI

  1. mi piace un sacco quando l’ispirazione ti coglie a metà strada tra rodari, esopo e syd barrett fatto d’acido lisergico.
    : )
    mesta filosofia di particolare attualità, vista la crisi. cheddire? i passerotti avevano il pass che li autorizzava a parcheggiarsi sotto le finestre da cui sfarfallavano tovaglie piene d’ogni ben di dio e tutto andava bene finché la realtà non gli è sfuggita di mano, schiantandosi al suolo: è così che il passerotto (o il pass s’è rotto, se preferisci)…
    la cosa strana, invece, è che il passerotto italiano non s’è ancora rotto di accettare passivamente la “sbobba” che gli viene propinata da oligarchie di potere economicopolitico che hanno a cuore, alternativamente, o i soldi o la passera. e visto che ultimamente la campagna elettorale si sta fossilizzando troppo su tasse, spread e affini, giusto per rassicurare gli elettori spaesati dall’improvviso cambio di temi, sarebbe bene che qualche candidato mettesse in chiaro che comunque “la passera non passerà”)
    : )
    vabbè. eniuei, siamo noi a votare, ergo chi è causa del suo mal pianga se stesso, no?
    (occhio, refuso: “scorga” vs “sgorga”; “chi occhi” vs “gli occhi”; “cibo a smesso” vs “cibo ha smesso”; “che mani a noi invisibili rovesciava” credo andrebbe plurale “rovesciavano”, essendo riferito alle mani; “con se” vs “con sé”)

    • troppo buono. refusi corretti: anche una a senza acca! ma cosa rileggo? devo trovare un metodo per correggere i testi, rileggerli non basta.
      grazie

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