IL DIO RANA

300px-Rana_pipiens_complex01Un vento freddo mi alza il vestito e mi porta il gracidare di una rana. Il gracidio sembra venire da un punto argenteo distante parecchie centinaia metri, forse anche qualche chilometro. Mi incammino cercando la rana, sicuramente sarà qui da qualche parte, non è possibile che sia allo stagno, è troppo distante. Magari anche la rana si è perduta in questa nebbia. La solitudine inizia a pesare, come l’umidità che ormai ha ridotto le mie ossa a una poltiglia molliccia: se potessi pulirle dalla carne che ci è attaccata sfoggerebbero una muffa verde.

Non c’è sole e sotto i piedi sorridono gli insetti aspettando la pioggia che li annegherà.

Il gracidio della rana si ode solo quando arriva il vento, come  un postino. Per quanto cerchi di allungare il passo il laghetto è sempre distante e sta per scendere la notte.

Come faccio da qualche tempo mi accoccolo per terra stringendomi nel vestito, quasi a formare un bozzolo. Cerco di tirare dentro più corpo possibile così da recuperare il calore, le maniche del vestito penzolano vuote. Sono sicura che non ci sia nessun essere umano in questa terra del nulla.  Persino la testa l’ho ritirata nel colletto del vestito. Nella notte ascolto il battito d’ali delle falene, sembrano allegre, felici.

Tiro fuori un occhio da sotto il mio nascondiglio portatile. Vorrei sapere il perché di tanta felicità tra le nebbie ma le falene sono già scomparse.

All’alba mi alzo, il sole è talmente pallido che la differenza tra il giorno e la notte si intuisce ma non si vede. Riacquisto la mia forma umana e mi incammino verso lo stagno. A ben guardare sembra che tutta la vita terrestre e aerea si stia dirigendo lì.  Odo una parola che aleggia nell’aria pesante: Dio.

La frenesia degli abitanti di questo limbo contrasta con i colori e il vapore in cui vivono. Questa distanza tra il grigio del nulla e l’atteggiamento allegro degli insetti mi fa diventare cattiva e vorrei compiere una strage di formiche. Alzo il piede ma vedendole camminare in fila, così ordinate che sembrano indossare il vestito buono, mi trattengo. Una mosca mi si posa sull’orecchio e sussurra: cosa porti in dono a Dio?

Vorrei cacciarla  e mi sventolo l’orecchio con la mano ma questa ritorna importunandomi con la sua domanda: cosa porti in dono a Dio?

Cosa porto in dono a Dio?

Come spinta da questi insetti trepidanti anche io inizio a correre.

Cosa porto in dono a Dio? Non ho niente, se non una vita che mi scivola tra le mani come sabbia, subisco la realtà come un’attesa ineluttabile, la gioia sono amnesie, un’effetto collaterale. Cosa porto in dono a Dio?

Dio: una grande luce, bianca, accecante, che mi scioglierà la pelle, la carne, i nervi, farà evaporare il mio sangue per accogliermi, per fondermi. Non più sola in questa terra pallida e fredda. C’è la mosca/messaggera, ci sono gli insetti/pellegrini. Corro. Il fiato corto. Sprofondo con i piedi nel fango. Continuo comunque a correre, a fatica. I miei movimenti diventano sempre più larghi e scomposti ma il fruscio di ali dei coleotteri mi sostiene: tutti andiamo verso di Lui. E non mi sento più sola, ultima donna in questa terra nebulosa. La nebbia si alza dall’acqua stagnante. L’odore delle piante putrefatte pizzica nelle narici, Io corro seguendo i coleotteri che presto spariscono nel grigio. La mosca curiosa continua a seguirmi ma ora mi pare di sentirla cantare, ha la voce di un violino. Compagna, compagna mosca, anche tu figlia di Dio. Il mio cuore fluttua nella cassa toracica. Sorella mosca, canta che Lui ci ama.

Uno schiocco mi fa fermare. Una gamba alzata, l’altra nel fango. Dal grigio è uscita una lunga e sottile lingua prensile, si è attaccata alla mia guancia spiaccicando sorella mosca, la sento dibattersi flebilmente. La lingua scivola tagliente sulla guancia, mi lascia un velo di bava pruriginosa portandosi via sorella mosca ormai muta. La lingua è scomparsa. Corro in avanti, per quel che riesco lottando contro il fango. Dopo due cadute rovinose giungo al bordo dello stagno. L’acqua mi arriva già fino all’inguine. Mi fermo, o meglio vorrei fermarmi ma non ci riesco, continuo ad affondare. Cado all’indietro e a quattro zampe riesco a raggiungere un tronco divelto che giace nel pantano. Ci salgo sopra. Ho freddo e la guancia brucia a contatto con il fango e con il sudore. Quella lingua assassina ritorna e punta verso di me. Riesco ad alzare il braccio per proteggere la faccia, la lingua vi si attorciglia e mi trascina in acqua. Mi aggrappo a un moncone di tronco. Mi si spella il palmo della mano. Stringo le gambe a cavalcioni dell’albero morto. Resisto quasi senza rendermene conto, è l’istinto di sopravvivenza che si è liberato. Il bruciore alla guancia ha lasciato spazio a un intorpidimento della parte, mi si sta addormentando il labbro superiore. La mano sinistra inizia a farmi male quando un nuvolo di moscerini arriva danzando, mi sorpassano e la lingua si scioglie dal mio braccio e, compiendo una curva, si porta via qualche decina di moscerini. Indietreggio velocemente, sempre seduta, facendo leva sulle mani e aiutandomi con le gambe, guardo il punto lattiginoso dove è scomparsa la lingua. Scendo dal tronco e continuo a indietreggiare, facendo passi leggeri sul fango affondo meno. I moscerini continuano a danzare. Sono abbastanza distante per voltarmi. Sento un sibilo e faccio a tempo a girarmi e a vedere la lingua che ritorna all’attacco. Mi scosto. La lingua compie una curva ma riesco a evitarla comunque. Vedo un cespuglio secco pieno di spine. Mi ci butto vicina, lo metto tra me e la lingua. Me lo lascio alle spalle e corro, una direzione vale l’altra e almeno ho le spalle coperte. Cosa ho portato in dono a Dio? La mia paura.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...