LA FAVOLOSA STORIA DEL CAMMELLO MUSTAFA E DEL GENIO ADIN cap.2

Capitolo 2

Un’amicizia 

E di come la mamma di Mustafa non sia per niente contenta.

Il cammello Mustafà e il Genio Adin diventarono  amici per la pelle, oltre a rubare i datteri passavano le giornate a fare lunghe passeggiate nel deserto. Il Genio Adin, rimpicciolito e ben accomodato nell’orecchio di Mustafa,  gli raccontava delle storie: come quella del pirata che si era innamorato della figlia dello stregone del mare, che per sposarla bisognava avere otto vite, una per ogni figlio maschio dello stregone; o quella della bella raccoglitrice di mandorle che si ritrovò a condurre in battaglia un esercito di diecimila soldati armati fino ai denti, con un armatura verde fatta di scaglie di drago. Nessuno sapeva che era una donna e nel mezzo della battaglia un nemico le fece cadere l’elmo e se non fosse stato per quel drago che tanto le doveva… O come quella del bambino indovino che per golosità riuscì a diventare re; o quella della ranocchia puzzona che faceva delle scorreggie così forti che un giorno salvò lo stagno da sola da un branco di …

-Non mi piace.

Si lamentava la mamma di Mustafa col papà.

-Non mi piace che il nostro piccolo sia così in confidenza con un Genio. I Geni sono una razza pericolosa, attirano sventure a tutti quelli che gli stanno intorno. I Geni si portano sempre dietro persone avide che vogliono farsi esaudire chissà quali desideri. Non esistono Geni che siano morti nel loro letto serenamente, nonostante i loro incredibili poteri.

-Questo perché non hanno un letto, quando hanno sonno si rimpiccioliscono e si infilano in un dattero.

Il papà di Mustafa era un dromedario grande, dal manto giallo brunito e dalla barba scura. Si innervosiva facilmente per quel che concerneva il cibo o il trasporto di carichi pesanti ma per il resto accettava gli eventi della vita masticando foglie di cactus, le sue preferite.

-Non scherzare. I Geni sono amici pericolosi e un piccolo di Genio ancora di più. Che ne sappiamo dei suoi genitori, perché l’hanno abbandonato così piccolo? Un Genio di quelle dimensioni può essere mangiato da un camaleonte, altro ché. E se poi spuntano fuori e ci incolpano di qualcosa? Che so, di avergli rubato il figlio?

La mamma di Mustafa saltellava, sbuffando e digrignando i denti.

-Io non ho portato in grembo Mustafa per 15 mesi, datogli il latte per altri 24, per poi vedermelo trasformato in una zucca o in un un fico d’india.

Il padre di Mustafa continuava a masticare la  sua pala di cactus.

-Bisogna masticare il cactus almeno sessanta volte, non cinquanta, per spezzare bene le fibre.

La madre lo guardò come si guarderebbe uno scarafaggio rosso che balla la samba.

-Non mi ascolti, non ti interessa del pericolo che corre tuo figlio. Va bene, ci devo pensare io, come sempre. Questa sera parlerò con entrambi e gli spiegherò che le cose non possono continuare così. Questa amicizia non va bene. E deve interrompersi oggi stesso. Che questo piccolo genio ritorni da dove è venuto, non importa dove ma ben lontano da qui.

 

Quella sera Mustafa e Adin ritornarono a casa con una gran quantità di fiori spinosi. Adin li aveva tutti arrotolati in un bel bouquet e lo avevano regalato alla mamma di Mustafa. Poi le era salito sul muso e le aveva dato un bel bacio tra le narici.

-Alla dromedaria che può fare invidia alla rosa del deserto custodita nel forziere del sultano.

-E’ stato Adin che ha tanto insistito a portarteli mamma, io volevo mangiarmeli.

Disse Mustafà addentando una pala di fico d’india. Il padre gli diede un’occhiataccia, poi finì con calma la sua ed disse:

-Allora siete pronti per andare a vedere le corse di dromedari?

I due amici saltarono in piedi sorridendo, Adin si mise in groppa all’amico, ormai poteva raggiungere il metro di altezza senza grossi problemi, e seguirono il padre fuori dalla tenda.

– Non fate tardi.

Disse la mamma di Mustafa iniziando a mangiarsi il bel mazzo di fiori spinosi, il suo cibo preferito.

Lei non si era accorta di come si strizzavano l’occhio tutti e tre. Era stato il papà a suggerire ai due giovani di portare un dono alla mamma per quella sera, dicendo però che era stata un’idea di Adin. Il papà gli voleva bene e non desiderava che lui se ne andasse, sapeva raccontare belle storie e conosceva tutte le corse che c’erano nelle oasi. Le commentava pure, facendolo ridere di cuore.

-Il cammello Salim si porta in testa braccato a poca distanza dal dromedario Amin. La curva stretta fa cadere Salim che fa la figura del salam. Amin in testa, mancano solo due giri alla fine della corsa e rimangono solo cinque concorrenti in gara. Burgul recupera, dista solo trenta centimetri da Amin e…

La corsa era finita come al solito: Amin, Burgul e tutti gli altri dromedari avevano iniziato a tirare morsi a destra e a manca mentre i cammelli correvano a  nascondersi tra le piante di pomodoro e i pruni. I cavalli presenti nell’oasi, quattro in tutto, ben spazzolati e in carne, li guardavano con aria schifata.

Il cavallo dal manto bianco disse:

-Come fate a guardare uno spettacolo così riprovevole, e pensare che sarebbero anche veloci e resistenti, se solo non avessero questo brutto carattere.

Il cavallo dal manto bruno disse:

-Già, la corsa non è solo una questione di muscoli, ci vuole anche cervello.

Il cavallo dal manto nero stava zitto ma annuiva mentre il cavallo dal manto grigio disse:

-E stile, una cosa che hai dromedari manca proprio. Ahia!

Mustafa gli aveva morso il garretto e questo aveva iniziato a correre ma Adin, dal canto suo, non poteva permettere che i cavalli offendessero la specie del suo amico e quindi gli aveva legato le code, tutte e quattro in un grosso nodo. Più i cavalli cercavano di scappare, più il nodo delle code si stringeva.

Si dice in giro che siano dovuti arrivare dei contadini con una grossa spada e abbiano dovuto tranciare il nodo di netto, tagliando via anche gran parte della coda a tutti e quattro i cavalli. Con le code spennacchiate i cavalli non si fecero vedere in giro per l’oasi per parecchi giorni, se ne rimasero chiusi nella stalla, ruminando il loro odio nei confronti dei dromedari.

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3 thoughts on “LA FAVOLOSA STORIA DEL CAMMELLO MUSTAFA E DEL GENIO ADIN cap.2

  1. come al solito la fantasia non ti fa difetto e sono curioso di vedere dove vuoi andare a parare con questa fiaba (che però, purtroppo per ora non continua… vabbè, aspetterò)
    (occhio, c’è anche un altro refuso: “un armatura”)

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