IL PARCO DI PINEROLO- Cap.2 Il parco della Ribauda

IL PARCO DI PINEROLO

 Cap.2 Il parco della Ribauda 

E di come il vigile del comune ingoia il fischietto

 Al mattino il parco della Ribauda è abitato da formiche, uccelli, farfalle, bruchi, tre famiglie di ricci, nonni che si prendono il fresco sulle panchine, mamme con le carrozzine che portano i bambini piccoli a prendersi un po’ d’aria la mattina.

Alle due il parco viene invaso dagli adolescenti che escono da scuola con le loro cartelle giganti, le ridarelle compulsive e le facce da funerale, gli squadri torvi che cercano un colpevole per tutte le pene che affliggono questo povero mondo.

Alle quattro e mezza arrivano i bambini, con i genitori al seguito, che vanno a giocare sulla casetta con lo scivolo, le altalene e i dondoli a forma di cavallo e ippopotamo: urla e grida si alzano un po’ ovunque, gli uccelli cercano rifugio sui rami più alti degli alberi.

Dalle sei alle nove è il turno di chi corre con le cuffiette nelle orecchie e la tuta da ginnastica: un esercito di ragazzi e ragazze, signori e signore non più giovani che percorrono una gara silenziosa attorno al parco con la particolarità che nessuno vince nulla.

La sera qualche coppia, di ogni età, si attarda sulle panchine, c’è anche il signor Aldo di ottant’anni con la signora che lo guarda, parlano fitti fitti: lui le parla di un certo Ungaretti, un signore che scriveva poesie, e lei gli canta i versi di una certa Anna Gorenko, una signora che scriveva in russo.

Oggi è mercoledì pomeriggio, siamo a settembre e gli alberi nascondono chiazze di colore rosso, arancione e giallo tra le foglie verde scuro; fa ancora caldo e, per proteggersi dal sole, i nonni Gino e Franco sono seduti sulle panchine sotto l’ombra di una acacia.

Furio, un boxer che indossa un golfino rosso col cappuccio, odora le loro scarpe mentre la padrona, la signorina Maristella, legge un giornale.

Dario, lo studente universitario fuori sede, corre attorno all’isolato per fermarsi a fare stretching appoggiato al muro di ingresso.

Claudia porta suo figlio Mario agli scivoli:

-Ma perché gli ho messo la maglietta bianca! Non è certo l’ideale per andare ai giochi: sotto lo scivolo e le altalene c’è la terra, anzi l’erba.

Pensa tra sé e sé la madre.

L’erba del parco della Ribauda viene curato, oltre che dai giardinieri comunali, anche da tutti gli abitanti del quartiere: la signora Carlotta, nonna di ben tre nipoti, ha aperto anche un piccolo circolo e tutti i giovedì lei, insieme ad altri pensionati del quartiere, si dedicano a curare le aiuole; Questo per dire che l’erba, nonostante i bambini, è bella fitta e soffice ma non per questo macchia meno e per di più Claudia vede arrivare dall’entrata opposta Dalila con il piccolo Homar: Dalila è famosa per le sue scorte di cioccolatini da discount che distribuisce a tutti i bambini del parco;

-Addio maglietta bianca.

Pensa Claudia e Dalila, prima ancora di salutare, ha messo la mano in borsa.

Dietro una quercia Tina e Giovanna leggono il diario l’una dell’altra e ascoltano musica dallo stesso cellulare: sono sedute a terra, sopra i loro zaini e di tanto in tanto odorano l’inchiostro profumato che colora le pagine. Giovanna urla: un oggetto volante non identificato, probabilmente una vespina, le ronza attorno; le due ragazze iniziano a correre attorno all’albero.

Le mamme che allattano si siedono sulle panchine lontano dall’entrata e parlano fitte fitte delle terribili colichette dei loro bambini.

Hai provato a mangiare semi di finocchio?

Secondo me è l’acqua, bevi troppo poco.

Se fossero già i denti?

Ludovica, Francesca e Claudio si stiracchiano a turno dentro i marsupi in cotone biologico.

Arriva Mario con il piccolo Alberto, le mamme sorridono e gli fanno posto sulla panchina: Mario è un guardiano notturno della farmacia Cristelli, quella che è aperta anche il giorno di Natale.

Vicino al cancello di ingresso del parco della Ribauda Gianni, con la sua cartella in spalla, parla con il vigile del comune che vuole suonare il fischio di chiusura del parco.

-Da quando in qua il parco chiude? Non siamo mica al parco Kennedy dove ci sono gli orari. La Ribauda è sempre aperta.

-Ordinanza comunale.

Dice laconico il vigile avvicinandosi il fischietto alle labbra.

-Cosa vuol dire ordinanza comunale?

Dario continua a correre sul posto mentre si intromette tra il poliziotto e Gianni.

-Volete mettere un’orario di chiusura al parco? E io dove vado a fare stretching?

Il poliziotto allontana il fischietto dalle labbra e risponde infastidito che no, non è che vogliono mettere un orario, è che il parco va chiuso.

-Chiuso?

Urla Gianni, è un’urlo fortissimo: se chiudono il parco lui non potrà più vedere Tina che va in un’altra scuola e lui la può vedere solo al parco dopo il doposcuola: non che Tina lo sappia che lui è innamorato di lei, neanche si sono mai rivolti la parola.

-Volete chiudere il parco?

Chiede il signor Aldo che è sceso, assieme alla signora che lo accompagna, per fare una passeggiata.

-Che succede?

Claudia si avvicina al poliziotto sgranocchiando un cioccolatino alla nocciola.

-Vogliono chiudere il parco della Ribauda!

Dario continua a saltellare su un piede e poi sull’altro, il poliziotto si avvicina nuovamente il fischietto alle labbra quando Furio inizia ad abbaiare.

-Furio, smettila!

Maristella si avvicina a Dario inseguendo il cane.

-Si innervosisce se vede la gente correre, scusi.

-Vogliono chiudere il parco della Ribauda!

-Ma hanno già chiuso il parco di via del Raviolo ieri.

-Davvero?

Il poliziotto cerca di fischiare per la terza volta.

-Scusi signor poliziotto, ma perché volete chiudere i parco della Ribauda?

-Mario, hai sentito? Vogliono chiudere il parco!

-Avete sentito?

I nonni Franco e Gino lasciano le panchine, Furio gli si avvicina odorandoli.

-Non è possibile? Se ci chiudete il parco noi dove andiamo a prendere il fresco?

-E noi dove portiamo i bambini?

-E noi dove andiamo finita la scuola?

Il poliziotto è accerchiato, non è riuscito ad emettere un solo fischio e si trova fuori dal parco.

-Io devo far rispettare degli ordini!

Urla.

-Se non ve ne andate subito e non mi lasciate chiudere i cancelli io vi denuncio per resistenza a pubblico ufficiale.

E si mette finalmente il fischietto in bocca e inizia a fischiare e a fischiare.

-Pubblico che?

-Che ha detto?

-Che c’è resistenza.

-Resistenza? Di cosa parlano, Gino?

-Della Resistenza.

-A cosa bisogna resistere, scusate?

-Alla chiusura del parco.

-Ma chi lo vuole chiudere?

-Non lo so, proviamo a chiederlo al poliziotto.

-Non si può, continua a fischiare.

-Mamma, posso fischiare anche io come il signor poliziotto?

-Mamma, perché il signor poliziotto ha smesso di fischiare?

-Mamma, perché salta il signor poliziotto?

Il poliziotto è stato morso al polpaccio da Furio, infastidito dai fischi, e ha ingoiato inavvertitamente il fischietto; Dario, lo studente fuori sede, prova a prenderlo per le spalle e a dargli dei colpi secchi allo stomaco per farglielo sputare.

Le mamme di Ludovica, Francesca e Claudio raccontano di come abbiano sentito, da altre mamme incontrate in piscina o dal pediatra, che anche altri parchi della città sono stati chiusi.

Il poliziotto sputa finalmente il fischietto in faccia a Maristella che intanto si è avvicinata per guardare meglio Dario:

-Com’è carino…ahia!

-Non è possibile!

Urlano le mamme con i bambini nel marsupio.

-Il comune sta vendendo i nostri parchi pubblici, dobbiamo fare qualcosa!

-Vendendoli e a chi?

-Ho sentito al padrone dei centri commerciali di Pinerolo.

– Ma cosa se ne fa?

-Dobbiamo fare qualcosa.

Interviene Mario.

-Si!

I ragazzi del liceo e i ragazzetti delle medie sono già disposti attorno all’entrata del parco, pronti a tutto pur di non cedere il loro parco di quartiere.

-Giusto!

Claudia e Dalila, a nome di tutte le mamme con i bambini che vanno alle elementari, danno il loro appoggio.

-Che cosa?

Chiede dolorante Maristella a Dario.

-Uaf

Fa Furio leccandogli la mano.

-Vado subito a chiamare la signora Carlotta e il suo circolo di giardinaggio.

Dice Gino e si incammina verso il civico 3, una delle tante palazzine grigie e rosa che circondano il parco.

Il poliziotto, nella confusione generale, dopo essersi rimesso in piedi, scappa: silenzio, silenzio caso mai a qualcun altro gli venisse voglia di dargli qualche altro colpo sullo stomaco.

 Torna da scuola la quinta g, una delle classi più numerose del quartiere di Baudengo, Gianni gli racconta quel che è successo e subito si forma un cordone umano lungo tutto il perimetro del parco.

Alle otto, un po’ per curiosità, un po’ per cercare chi non sta tornando per cena, tutto il quartiere di Baudengo è radunato dentro il parco. Ai lampioni asfittici il signor Bruno, quello del negozio di cose per la casa, marito della signora Claudia, ha aggiunto una striscia di lampadine al led: quelle che si utilizzano per le decorazioni natalizie, e le ha attaccate tutte attorno alla zona degli scivoli.

A turno gli abitanti del quartiere prendono parola per cercare di capire il da farsi mentre i bambini giocano, controllati dai ragazzi più grandi.

IL PARCO DI PINEROLO- Cap.1 Studio di marketing

IL PARCO DI PINEROLO

 Cap.1 Studio di marketing  

E di come Il padrone dei centri commerciali di Pinerolo decise di comprare tutti i parchi della città.

Il padrone dei centri commerciali di Pinerolo è seduto sulla sua poltrona gialla e guarda contrariato il grafico che il manager Chiambretti proietta sul muro di fronte alla scrivania. La mano del manager Chiambretti trema quando passa dall’entrate del mese di marzo a quelle di aprile.

-Marzo e a-aprile. A-a-a-aprile- ma-ma-ma-maggio e giu-giu-giu-giu-giu-

Il padrone dei centri commerciali di Pinerolo ha uno scatto d’ira e lancia una penna d’oro che, come una freccia, si va a conficcare nel muro vicino all’orecchio destro del manager Chiambretti.

-Che va giù lo vedo anche io!- Tuona il padrone dei centri commerciali di Pinerolo.

-Giugno, volevo dire giugno.- Replica il povero manager sudando freddo.

La linea rossa che va giù rappresenta i soldi che il padrone guadagna con i suoi centri commerciali, è un modo che hanno i manager per spiegare le cose: se ti devono dire che oggi hai mangiato più merendine di ieri scrivono su un foglio oggi e ieri e poi ci disegnano una linea che va in su, così:

grafico 1

Ora però la linea va in giù e allora vuol dire meno soldi, che sono le merendine dei padroni dei centri commerciali.

La linea rossa inizia a scendere ad aprile, a maggio, a giugno e a luglio la linea rossa giace sul fondo del grafico per rialzarsi ad agosto e ricrollare a settembre- ottobre per riprendere a salire a novembre.

No, non è la faccia di una scimmia che va a mangiare una caramella caduta a terra e neanche una piccola montagna tra due grandi montagne o una emme rovesciata.

No, non è la faccia di una scimmia che va a mangiare una caramella caduta a terra e neanche una piccola montagna tra due grandi montagne o una emme rovesciata.

Cosa è successo? Perché le vendite nei centri commerciali di Pinerolo crollano nei mesi di aprile, maggio, giugno e settembre ottobre? Cosa succede agli abitanti di Pinerolo in quei mesi? Perché non affollano entusiasti i centri commerciali spendendo tutti i soldi che hanno in vestiti, giocattoli, telefoni cellulari ma anche in pane, latte e biscotti? -perché nei centri commerciali di Pinerolo puoi anche fare la spesa- o spendere tutti i loro soldi nei cinema, nelle palestre, nelle sale giochi? -Perché i centri commerciali di Pinerolo sono dotati di ogni confort per il divertimento di tutti, grandi e piccini!-

Quando pensa il Padrone dei centri commerciali di Pinerolo non può fare a meno di sentire gli spot pubblicitari che trasmette Telecupole sui suoi negozi.

Pensare alla pubblicità lo rilassa e quindi smette di lanciare penne contro il povero manager Chiambretti che subito si sposta, sul muro rimane la sua sagoma disegnata con le penne d’oro conficcate nel muro.

-Cosa succede ad Aprile, maggio, giugno e settembre, ottobre?- Ripete il padrone.

-E a luglio e a novembre, ma dipende dal tempo.-Dice timidamente il manager Chiambretti.

-Il tempo?- Il padrone si gira di scatto verso il manager Chiambretti e gli tira una penna d’oro. Il manager prende il suo tablet e se lo mette davanti alla faccia, giusto in tempo perché la penna si conficchi sulla custodia di pelle arancione e non sulla sua fronte. Sempre tenendo il tablet alzato il manager fa capolino: -Se a luglio non fa troppo caldo e a novembre non c’è ancora troppo freddo le vendite crollano e la linea rossa va giù e voi perdete un sacco di soldi.

Il padrone dei centri commerciali tira un’altra penna d’oro contro il manager che sposta prontamente la tavoletta.

-Se invece a luglio fa troppo caldo e a novembre fa troppo freddo le vendite aumentano, la linea rossa sale e voi guadagnate un sacco di soldi.-

Il padrone dei centri commerciali di Pinerolo prende un’altra penna dal cassetto della scrivania, pieno di penne d’oro, e gliela lancia contro: il manager sposta il tablet.

-Voglio la soluzione! Voglio guadagnare di più: sempre, subito, ora! Non voglio che mi parli del tempo!-

Urla, come se urlando più forte il problema potesse risolversi.

-Allora bisogna convincere la gente a venire nei vostri centri commerciali anche quando c’è bel tempo.- Dice il manager spuntando da dietro la tavoletta, a furia di penne lanciate la custodia del tablet sembra un tiro a segno, il manager si sta prudentemente avvicinando alla porta dell’ufficio.

-Per farlo bisogna: o trovare il modo di far piovere sempre.

Il padrone si alza in piedi: -Che bella idea. Pioggia, sempre pioggia! Pinerolo diventerà una palude grigia e la gente verrà nei miei centri commerciali a ritrovare i colori e il calore a pagamento. Che idea grandiosa! Ma come facciamo? Oscuriamo il sole? Spariamo alle nuvole? Troppo costoso un’altra idea!

Ordina il padrone mettendosi a sedere e lanciando una nuova penna.

-Oppure impediamo alla gente di fare dell’altro.- Aggiunge il manager da dietro il tablet.

-Dove va la gente quando non viene nei suoi centri commerciali?

Il padrone dei centri commerciali lo guarda con curiosità, che a qualcuno venga in mente di andare da qualche altra parte è un’idea che non l’ha mai sfiorato. Dove vanno i Pinerolesi quando non sono nei centri commerciali? Al lavoro, a casa, all’ospedale, a scuola o…

-Nei giardini pubblici! Lo so che può sembrare una cosa incredibile ma la gente va nei giardini pubblici quando fa bel tempo.

Il padrone è strabiliato:

– Cosa fa la gente in un giardino pubblico?

-Perde tempo.- Sentenzia il manager e con un rapido gesto clicca sul computer e cambia l’immagine proiettata sul muro, compaiono scritte e grafici tutti colorati.

-Compriamo e facciamo chiudere tutti i giardini e i parchi pubblici di Pinerolo.- Dice e spiega come il costo di tutti i giardini pubblici di Pinerolo siano pari al solo mancato guadagno di maggio e giugno e che poi, i giardini pubblici, potevano sempre essere trasformati in nuovi centri commerciali, quindi in nuovi guadagni.

-Soldi!- Urla il padrone dei centri commerciali di Pinerolo e lancia un ultima penna d’oro proprio mentre il manager Chiambretti esce dall’ufficio e chiude la porta.

Toc! Fa la penna e il manager sospira, spalle contro la porta chiusa, felice di averla scampata anche questa volta. Guarda la signora Vilma, la segretaria, e il collo gli si allunga di due centimetri, la voce diviene più acuta e urla andandole incontro: -Presto, presto, signorina, chiami il comune, l’assessore e il sindaco! Gli dica che dobbiamo comprare tutti i giardini della città. Subito, subito, presto presto, non c’è tempo da perdere qua. I parchi… tempo un mese e non ci sarà più un solo parco pubblico aperto in tutta la città!-

E le lancia sulla scrivania tutte le penne d’oro che ha conficcate sulla custodia arancione della tavoletta, si sistema la cravatta verde chiaro ed esce.