Capitolo 3. L’ospite inatteso. Un nuovo amico per Carlo Chierici

Enrico Olia. Ritratto. Olio su tela. 2010

Enrico Olia. Ritratto. Olio su tela. 2010

 

-TESTA ROSSA E’ IN REVISIONE-

-A PRESTO LA SECONDA STESURA-

 

Il 4 aprile alle ore 10, giorno e ora dell’inizio del campionato di Malesia, fece la sua comparsa Franco Scaduto, siciliano, impiegato alle imposte. Era stato sposato con una donna che smetteva di parlare solo quando parlava lui, il che accadeva spesso, accadeva perché ormai era morta.

Franco Scaduto parlava, scriveva, aveva persino imparato ad usare il computer e aveva un indirizzo di posta elettronica e un profilo facebook. Aveva imparato grazie a Radiotre e scriveva almeno una o due mail a giornali, radio e televisioni al giorno.

Franco Scaduto entrò nella sua nuova camera, attualmente camera di Carlo Parodi. I tre amici spensero la televisione e si alzarono in piedi, di scatto, così come possono alzarsi di scatto tre ultra ottantenni. La direttrice Giovanna Giovanardi li squadrò tutti e tre, dall’alto verso il basso e ritorno, li presentò, invitò Gianni Montaldo detto Aldo e Carlo Chierici a uscire dalla stanza per far accomodare il nuovo ospite e se ne uscì senza aspettarli. Franco Scaduto, contrariamente alla sua indole e forse per l’unica volta nella sua permanenza nella casa di riposo Ziama, stette in silenzio.

Gianni Montaldo detto Aldo riaccese il televisore, c’era ancora la pubblicità. In quel breve istante di interruzione farfugliarono una qualche parola di scusa poi partirono la Ferrari (Carlo Parodi), la MCLaren (Gianni Montaldo detto Aldo) e la Renault (Carlo Chierici). Franco Scaduto rimase in piedi. Nelle interruzioni pubblicitarie, le quali non erano poche seppur molto brevi, Franco Scaduto veniva fatto sedere, fatto mettere a proprio agio, gli venne versata dell’acqua ed infine anche chiesto cosa ne pensasse della formula1. I quattro anziani passarono il resto della mattinata a parlare di Schumacher, sempre a singhiozzi tra una pubblicità e l’altra. A mezzogiorno suonò la campana del pranzo, spensero la televisione e scesero in sala mensa. Brodo con le puntine, stracchino e mela cotta. A tavola si sedettero tutti e quattro assieme, parlavano concitati, a volume alto tanto che una delle OSS li riprese.

Dopo pranzo Franco Scaduto si accomodò nella sua nuova stanza. Nel giro di un’ora aveva sistemato le sue cose nella sua metà di armadio, nel suo comodino e nel suo cassetto in bagno. Poi posizionò il pc portatile, il wi-fi chiedeva la password per collegarsi a internet e Franco Scaduto andò dalla direttrice Giovanna GIovanardi per procurarsela.

La storia della password durò sette giorni, non era ben chiaro perché la direttrice si rifiutasse di svelare la password per accedere a internet a Franco Scaduto. La direttrice, Giovanna Giovanardi si scherniva difronte all’impossibilità di concedere tale password a tutti gli ospiti della casa di riposo Ziama ma nella realtà  nessun altro possedeva un computer e, forse, aveva la minima idea del significato di “motore di ricerca”.

Dopo una settimana venne la figlia di Franco Scaduto per una breve ma commuovente visita e si portò appresso: un marito allampanato, una chiavetta per internet ricaricabile e il motorino elettrico “Vita”, colore rosso, 15 km orari, 30 km di autonomia, sedile ergonomico, capotta per la pioggia, porta oggetti sul retro, porta stampelle o bastone, targato Schumacher.

La “testa rossa”, così Franco Scaduto chiamava affettuosamente il motorino elettrico, venne posteggiata in giardino, sotto il portico, tra l’uscita della lavanderia e la cucina. I tre amici andarono in pellegrinaggio il pomeriggio stesso, terminata la visita della figlia a Franco Scaduto, ella doveva tornare ad Hong Kong col marito allampanato.

Franco Scaduto recriminò con Carlo Parodi gli evidenti svantaggi della liberazione sessuale ( essere in una casa di riposo invece che in casa propria con figlie amorevoli pronti ad accudirli) anche se Franco Scaduto mal celava un profondo orgoglio per avere una figlia responsabile del design di una multinazionale del gioiello.

Gli amici scherzavano e osservavano incuriositi il motorino elettrico “Vita”. Franco Scaduto ne elogiò la tenuta, la confortevolezza e i tre amici fecero, a turno,  un giro di prova in giardino.

Il giorno successivo erano tutti e quattro in direzione a chiedere il permesso di uscire per una passeggiata. Nonostante il paesino noioso, con tre bar e un tabacchino in piazza, la loro uscita venne regolamentata dalla direttrice Giovanna Giovanardi in una uscita di gruppo. Dieci ospiti della casa di riposo Ziama dedicarono tutta la giornata ai preparativi per quelle due ore, dalle 16 alle 18, che dovevano passare fuori dalle mura protette per spingersi fino alla piazza, con pausa caffé per chi non soffre di pressione alta, per giungere infine al parco degli scoiattoli. Passeggiata e ritorno prima di cena.

Quando le porte della casa di riposo si aprirono una scolaresca invecchiata in uscita anticipata si presentò ai paesani indifferenti. Precedeva anziani e Oss Franco Scaduto in sella alla sua testa rossa, dietro i tre amici a semicerchio, come a portare in trionfo quella meraviglia della meccanica. Ancora più addietro Consuelo ed Alex contornati da tre signore, Rosa, Carla e Maria, che si guardavano attorno come se fosse la prima volta che vedevano la luce del sole, tutte risolini. Infine seguivano tre signori in cappello e bastone, l’ultimo della fila già si lamentava del troppo sole, la signora Carla gli fece eco urlando “Che aria, non ci prenderemo un malanno, Consuelo?”.

La passeggiata durò meno del tempo previsto, troppa aria, troppo sole, le artriti, i calli, il mal di schiena. La signora Rosa con i suoi 95 chili si mise a letto senza scendere a cenare, perdendosi la passata di piselli che le piace tanto.

I quattro amici erano entusiasti, Carlo Chierici fece finta di non notare lo zoppicare di Gianni Montaldo detto Aldo, visto che lui non ne aveva fatto cenno; anzi Gianni Montaldo detto Aldo si era offerto di saltare un turno alla guida della testa rossa per cedere il posto a Carlo Parodi che sbuffava e sudava, anche Carlo Parodi aveva fatto un sacco di complimenti prima di accettare di tornare sulla bella testa rossa anticipatamente. Comunque tutti e quattro gli amici si alternarono alla guida della motoretta elettrica, correvano perfino al suo fianco e la sera si addormentarono con un lieve sorriso sulle labbra sdentate.

Il giorno successivo Franco Scaduto si presentò alla direttrice e le chiese un colloquio. Lo sguardo vigile della signora Giovanna Giovanardi gli diede la certezza di stare facendo la cosa giusta, iniziò ringraziandola dell’accoglienza, elogiando la struttura efficiente e il personale competente. Buttò lì la sua esperienza come gestore di risorse umane e, quando la signora Giovanna Giovanardi smise di guardarlo fisso ma iniziò a fare conversazione, lui le snocciolò le belle parole sull’autonomia degli ospiti così come erano stampate sul depliant.  La direttrice, in meno di venti minuti e senza neanche accorgersene,  aveva dato il suo permesso ai quattro amici per poter uscire tutti i giorni, almeno una volta al giorno, con la testa rossa.

Quello stesso giorno, alle tre e mezzo, gli amici uscirono accompagnati da Alex che doveva fare delle commissioni proprio dove dovevano andare loro. Il giorno dopo la direttrice, Giovanna Giovanardi iniziò a constatare l’affanno di Carlo Parodi, la sciatica di Gianni Montaldo detto Aldo e il ginocchio con un piccolo versamento di Carlo Chierici. Il medico, chiamato a domicilio, prescrisse a Carlo Chierici riposo assoluto per una settimana.

I quattro amici erano furiosi. Si incontrarono quel pomeriggio in camera di Franco Scaduto e Carlo Parodi, come sempre ormai. Gianni Montaldo detto Aldo iniziò a inventare mottetti satirici contro la direttrice Giovanna Giovanardi che, con il passare del tempo, divennero sempre più osceni e violenti. Franco Scaduto era il più avvilito, si scusava con i compagni di sventura anche se non si capiva di cosa si sentisse colpevole. Poi Carlo Parodi disse che avrebbe chiamato in America la sera stessa; Franco Scaduto gli parlò dei vantaggi di Skype; Carlo Parodi non capì cosa stesse dicendo ma, per non offenderlo, acconsentì a chiamare con il computer.

Subito dopo cena Franco Scaduto armeggiò con i suoi cavi, posizionò un piccolo cilindro con un obiettivo sopra il monitor del computer e digitò un numero scritto su un’agenda con la calligrafia tremolate di Carlo Parodi. Comparve un telefono verde e il rumore di un telefono che suonava libero. Una voce femminile disse: “Hello!” . Carlo Parodi salutò e chiese se avevano Skype, la  voce femminile disse ok, e gli disse il nome e cognome di suo figlio con un NY finale. Buttarono giù la telefonata. Carlo Parodi guardava il compagno di camera poco convinto: dove voleva arrivare? Perché non aveva potuto parlare con sua nuora con quella prima telefonata? Franco Scaduto digitò BenedettoParodiNY sul computer, schiacciò chiama e comparve: nuovamente il simbolo del telefono, il rumore di un telefono che suona libero e poi un quadrato grande dove dentro c’era un bambino che disse: “Hello!”. Più piccolo, in basso, in un quadratino comparve la faccia confusa di Carlo Parodi. Subito dopo arrivarono suo figlio e sua nuora . Il bimbo era il figlio di Jennifer, la marine. Erano lì, il figlio di Carlo Parodi era lì davanti ai suoi occhi, accanto alla moglie biondo platino, incredibilmente ingrassata, fasciata in una tuta blu e gialla. Il bambino lo riconobbe dalle fotografie, anche se era molto cresciuto e parlava, come parlava: who? dad? great-grandfather? Quanto tempo era che non vedeva suo figlio? il labbro gli tremava, vide la sua immagine andare e venire dal e nel nero,  si aggiustò i capelli e si chiuse l’ultimo bottone della camicia e iniziò a parlare in uno strano miscuglio di italiano, siciliano e americano. Franco Scaduto, uscì dalla stanza senza fare rumore.

Il giorno dopo Carlo Parodi elogiò i potenti mezzi informatici di Franco Scaduto. Sembrava che il vecchio dirigente dell’Agenzia delle entrate avesse vissuto dentro un racconto di Asimov per una sera. Egli si informò, dopo quasi una settimana, di cosa volesse dire wi-fi e chiavetta ricaricabile. Spronò gli amici ad un’azione notturna per impossessarsi della password internet della casa di riposo poi annunciò che per la Santa Pasqua avrebbe avuto anche lui un motorino elettrico Deluxe, una  “testa rossa” tutta per lui.

Carlo Chierici e Gianni Montaldo detto Aldo si ritirarono nelle loro stanze e non uscirono fino al giorno dopo.

L’impresa notturna per impossessarsi della password internet della casa di riposo non fu una cosa facile.

“Il router si trova nell’ufficio della direttrice Giovanna Giovanardi”, così aveva affermato Franco Scaduto. I tre amici non ponevano domande ma si concentravano su come attuare ciò di cui l’amico aveva bisogno. Non importava sapere cosa era un router, né a cosa potesse servire, loro conoscevano il territorio (la casa di riposo Ziama) meglio di Franco Scaduto e avrebbero trovato il modo per entrare in quell’ufficio.

La prima notte Carlo Chierici, che era il primo a svegliarsi, verso le 4.30, provò semplicemente ad aprire la porta ma essa era chiusa a chiave.

Ritornando in camera passò da Franco Scaduto per informarlo. Carlo Chierici sapeva che anche lui si svegliava presto ma, a differenza sua, non rimaneva a letto a guardare le piccole macchie di umidità che crescevano negli angoli e che venivano annualmente ricoperte da un nuovo strato di pittura.

Franco Scaduto era inginocchiato ai piedi del letto, se Carlo Chierici non avesse saputo che era  un ateo convinto avrebbe detto che pregava. Che era ateo lo sapeva per via di alcuni discorsi che si tirava con Gianni Montaldo detto Aldo che scandalizzavano Carlo Parodi. Il vecchio medico pensò che l’amico stesse male e gli si avvicinò, gli mise una mano su una spalla, Franco Scaduto rimaneva immobile, gli mise due dita sul collo, giusto per vedere se pulsava ancora la vena. La pelle era sottile e secca come quella di un libro. La vena giugulare pulsava, forse un po’ velocemente, Franco Scaduto aveva dimenticato di prendere le pillole per la pressione ieri sera. Carlo Chierici tolse le dita, Franco Scaduto alzò il viso, gli occhi erano rossi ma sereni, le labbra quasi sorridenti.

Dopo essersi scambiati due scuse di circostanza uscirono entrambi dalla stanza. I corridoi erano illuminati dalle luci di emergenza, Carlo Chierici non vedeva bene, Franco Scaduto sembrava di si. Si diressero verso il salotto della televisione. Incrociarono altre ombre silenziose che vagavano nella notte, nessuno parlava, era vietato uscire dalle stanze in piena notte. In realtà non era proprio vietato, non bisognava farlo; se il guardiano notturno o l’Oss di turno trovava un ospite girovago lo denunciava il giorno dopo alla direttrice che gli aggiungeva una pillolina blu alle compresse della sera. Qualcuno amava le pilloline blu, le chiedeva esplicitamente al dottore lamentandosi dell’insonnia. Qualcuno si addormentava tanto che rimaneva svanito tutto il giorno e pian piano le Oss iniziavano a lamentarsi del suo andar giù di testa. Qualcuno non le voleva proprio e i due amici facevano parte di quest’ultima categoria. Convivevano bene con la loro insonnia, entrambi se l’erano coltivata fin da giovane età e la vecchiaia l’aveva solo accentuata.

Carlo Chierici quando era troppo stanco e angosciato si concedeva un sanax, Franco Scaduto due rosari, così come professa il catechismo di S. Pio x : “senza fretta, con attenzione e accompagnandolo col cuore”.

In un angolo del salotto, seduti davanti a una televisione spenta, Franco Scaduto raccontò all’amico la sua battaglia interiore tra la sua mente illuminista, atea di vecchio iscritto al P.C. e la sua anima. Una battaglia che ormai aveva smesso di combattere. Questa sua inclinazione beghina che lo portava a recitare il rosario nelle notti di insonnia la viveva come una malattia inevitabile della vecchiaia, come l’artrite. Quindici anni di scuola dai preti avevano lasciato inevitabili segni nella sua anima. La paura della morte prendeva le forme del diavolo con tanto di corna e gamba caprina. La salvezza aveva la forma luminosa della spada dell’arcangelo Michele: “O principe della milizia celeste, ricaccia nell’inferno Satana e gli altri spiriti maligni”.

Dopo il primo rosario il cuore di Franco Scaduto diveniva leggero, la testa svuotata, serena, i muscoli di tutto il corpo si de-contraevano e le lacrime uscivano libere.

Il problema era il primo credo sul crocifisso, gli sembrava di tradire anni di anti-clericalismo, liti con la moglie sul matrimonio, sul far battezzare i figli, domeniche fuori dalla chiesa ad aspettarla, seduto al bar, con il caffè e l’unità. Di giorno credeva in Darwin, ma ancora per quanto? Forse un paio d’anni, forse tre, poi la sua inclinazione beghina avrebbe preso il sopravvento anche di giorno. Era il declino della ragione che si aggiungeva al suo declino fisico, lento ed inevitabile. Franco Scaduto fece promettere a Carlo Chierici di non divulgare quella debolezza, anzi, che se fosse deceduto prima dell’amico di far scomparire i rosari, quelle catene di superstizione e liberazione della sua anima. Il vecchio  aveva già organizzato un funerale laico, una cerimonia di commiato, aveva già scelto le musiche e la sala assieme alla figlia, queste debolezze in grani non avrebbero dovuto confondere la sua progenie.

Carlo Chierici promise. Sicuramente l’amico aveva fatto anche testamento biologico, da qualche parte, accompagnato dalla figlia, così lontana (Hong Kong) ma così presente. I suoi figli erano a meno di 200 km di distanza e non lo avrebbero mai accompagnato a fare testamento biologico ( quello per l’eredità si, naturalmente) e non gli avrebbero mai chiesto che funerale avrebbe preferito, cattolico, buddista o altro. E lui gliene avrebbe mai parlato? Cosa voleva lui? Voleva che un prete mai visto o conosciuto parlasse di lui di fronte a una chiesa vuota? Tanto a lui che cosa gli importava? Sarebbe stato comunque dentro una bara con i clostridium perfrigens, i butirrico e i tetanii, se la memoria lo supportava, pronti a fare un bel pranzetto. Il funerale è un argomento che interessa ai vivi e la richiesta dell’amico Franco Scaduto era un pensiero amorevole verso la figlia.

Il giorno dopo Carlo Parodi propose a Gianni Montaldo detto Aldo di chiedere a Dolores le chiavi dell’ufficio della direttrice. Era un follia ma Carlo Parodi credeva nell’unico sex appeal che poteva interessare a una di “quelle”: la casa o la cittadinanza.

Gianni Montaldo detto Aldo fece di meglio, sfilò la chiave, o forse Dolores se la fece sfilare, dal grembiule.

La stessa notte i quattro amici entrarono nell’ufficio della direttrice, si facevano luce grazie a una piccola torcia a manovella che le dita nodose, dalla pelle sottile di Gianni Montaldo detto Aldo caricavano ogni tot sotto lo sguardo guardingo degli amici. Chiusero la porta, la scrivania di truciolato- finto ebano- occupava gran parte della stanza, dietro di essa una sedia di pelle nera girevole. Sotto la scrivania alcune lucine si illuminavano a varie intermittenze, sopra c’era uno schermo e un telefono. Si avvicinarono, Carlo Parodi si scontrò con la libreria che era a lato della scrivania, cadde un raccoglitore, il contenuto si sparse a terra. I quattro vecchi si fermarono, rimasero in ascolto, poi, mentre Carlo Parodi cercava di rimediare al quel pasticcio, Franco Scaduto puntò la luce sotto la scrivania, alzò il router, ovvero una scatoletta blu piena di lucine  che era appoggiata su una cassettiera. Carlo Parodi iniziò a lamentarsi che non vedeva un accidente, i tre amici cercarono di indurlo al silenzio. Dopo un po’ Franco Scaduto si arrese, la password era scritta lì, su quella scatoletta blu,  accanto a lui l’amico Carlo Chierici era pronto a scriverla su un taccuino, ma lui non riusciva a leggerla, non trovava gli altri occhiali, quelli per leggere da vicino, forse li aveva dimenticati in camera. Ci provò Carlo Chierici, finalmente Gianni Montaldo detto Aldo tirò fuori dalle tasche una lente convessa, la avvicinò al router e dettò i numeri e le lettere che vi erano impressi. Uscirono trascinandosi dietro Carlo Parodi che si lamentava del fatto di non aver potuto rimettere in ordine il faldone caduto, che sarebbero stati scoperti e pian piano il suo lamento divenne un farfuglio basso e incomprensibile.